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mercoledì 23 ottobre 2013

Maria Pia Ercolini

Mi presento. Maria Pia Ercolini, fondatrice (e animatrice con tante/i altre e altri) del gruppo facebook e del progetto Toponomastica femminile


www.toponomasticafemminile.it
Da oggi inizierò anch'io a collaborare alla rete-blog Politica femminile, anche se (pur non tramite lo strumento del blog) si può dire che con questa rete collaboro da sempre. Toponomastca femminile e la Rete delle reti femminili sono infatti nate insieme: negli stessi giorni e in reciproca comunicazione.

E quanta strada abbiamo fatto da quei giorni, che sembrano lontanissimi... e invece è passato solo un anno e mezzo.

Ora, io personalmente tramite questo blog Lazio, e la mia associazione tramite il blog-Italia, daremo il nostro contributo anche sull'innovativo "arcipelago" della politica femminile.
Perché una cosa ci ha insegnato l'esperienza: fare rete è la nostra arma più efficace per dare voce alla storia delle donne e far pesare il pensiero femminile.


giovedì 29 agosto 2013

Oggi a Roma sit in per la Siria: poesia contro la guerra

Oggi a Roma un sit-in di poesia "in sostegno del popolo siriano", in nome della pace e della ricerca di soluzioni pacifiche: appuntamento alle 18.00 in Piazza Santi Apostoli. L'obiettivo è sollevare l'attenzione sul dramma della Siria e sull'immobilismo internazionale. 
L'invito è a portare tutti un lenzuolo bianco con cui coprirsi e a stendersi a terra uno di fianco all'altro, con un cartello bianco con questi due versi: io amo la vita /sulla terra tra i pini e gli alberi di fico/ ma non posso arrivarci così (Mahmud Darwish, Martire).
Sulla scelta di questi versi (e sul come vengono presentati) abbiamo espresso perplessità, in un post in cui commentiamo la tragedia sirianaPerché la scelta di altri versi sarebbe stata migliore? 
Mahmud Darwish è un grande poeta, ma non apprezziamo che si siano scelte proprio le 2 righe fatte pronunciare, in una sua poesia, da un martire a giustificazione del proprio martirio - e per giunta facendo riferimento a un "martire" nella citazione del poeta. Data la situazione, la scelta ci sembra possa essere fraintesa. Intanto la poesia da cui sono tratti i versi non si chiama Martire, ma Stato d'assedio. Né del resto si può definire l'autore stesso (che è fra i più famosi poeti palestinesi) un "martire". Allora perché porre l'accento su quella parola? Nel loro contesto più ampio i versi sarebbero:
Il martire mi spiega: non ho cercato al di là della spianata
le vergini dell’immortalità, perché amo la vita
sulla terra, fra i pini e gli alberi di fico,
ma era inaccessibile, così ho preso la mira
con l’ultima cosa che mi appartiene: il sangue
nel corpo dell’azzurro.

E ci chiediamo: ma non sarebbe sempre meglio evocare la pace, invece che la (santa) guerra?
Più conseguente, visto che si tratta di un "sit in per la pace". E obbligatorio, se considerariamo quello che sta succedendo in Siria, ove fazioni fondamentaliste hanno messo a tacere i rivoltosi pacifici, imponendosi come leadership dei resistenti.  
Ma soprattutto se capiamo che cercare ragioni per scegliere fra diverse fazioni della guerra è il terreno stesso su cui tutto questo si riproduce.

Non sono questioni di lana caprina, ma nodi essenziali. Perciò, dando la notizia di un sit in che ha il merito di voler sollevare un'attenzione e un dibattito, ci sembra importante non trascurarle.

Claudia, all'evento su fb ha mandato questa osservazione:
E perciò... a noi piacerebbe di più così:

sabato 23 febbraio 2013

Vota donna! Per cominciare.

Beninteso: le donne non sono un io indistinto. Esattamente come gli uomini: ognuna ha un'idea, una visione della società, del mondo, dei rapporti unica. Non esiste soluzione ai problemi e alla crisi che possa andar bene a tutte come a tutti. Ma tutte, da tempo siamo riuscite a far crescere nell’opinione pubblica l’idea che un mondo e le istituzioni, senza le donne, le loro idee, il loro contributo non possono rinnovarsi, cambiare, riallacciare quel dialogo e ascolto necessario. I partiti ne hanno preso atto e, soprattutto, non possono più prescindere dagli impegni per la democrazia paritaria a cui le pressioni delle donne li hanno condotti. Nelle liste di tutti, dunque, più che in passato, le candidate ci sono. E sono molte; anche se molte ancora in posizioni di facciata.


Qualche partito ne farà eleggere di più, altri meno, scegliendo la via furbesca di candidarle senza eleggerle. Le elettrici e gli elettori, col sistema del porcellum, potranno fare poco.  Ma nelle tre Regioni, Lombardia, Lazio e Molise, chiamate a rinnovare consigli e governi regionali, la preferenza, anche se unica, c’è. Sappiamo tutte che lo scontro per il governo di queste tre regioni è uno scontro maschile.
Ma nei consigli regionali saranno le elettrici e gli elettorali a decidere chi dovrà rappresentarli. Invitiamo dunque non solo le donne, ma anche gli uomini stanchi come noi di vedersi rappresentanti da un solo genere, a dare il voto di preferenza ad una donna.
A quella che per appartenenza politica, per battaglie di genere, per impegno politico e sociale sentiamo più vicina, più affidabile e capace.
Sono molte, hanno con coraggio e passione accettato una grande sfida e meritano l’appoggio di tutte e tutti!
Per questo siamo convinte che l’appello a votare donna oggi sia importante ed è tutt’altro che il solito appello in nome del politically correct.
Prima di entrare nel seggio leggiamo bene le liste delle donne che si candidano per le Regioni; alcune si presentano e si raccontano anche qui, sul nostro blog Politica Femminile Lazio, e qui, su Politica Femminile Lombardia.  Appoggiamole e votiamole. Perché - anche se non tutte le donne sono all'altezza delle nostre aspettative - solo con più donne in politica, la politica ritroverà quel doppio sguardo di cui c’è un grande bisogno. 

martedì 19 febbraio 2013

Claudia Fellus Pirani

Il mio nome è Claudia Fellus Pirani e sono candidata alle elezioni regionali del Lazio nella Lista Civica per Zingaretti. La mia è una storia differente, perché, come sa chi mi conosce, la storia della mia vita è differente.
Sono nata a Tripoli il 22 Gennaio del 1959, e al seguito della mia famiglia (il papà, la mamma e le due sorelle minori) siamo rocambolescamente fuggiti dalla Libia raggiungendo fortunosamente l’Italia, il 10 giugno 1967, nel bel mezzo del pogrom scatenato dagli arabi in occasione della Guerra dei Sei Giorni e della chiusura del Canale di Suez. Noi, come gran parte della minoranza ebraica, fummo aggrediti di sorpresa non solo da turbe inferocite di ignoti, ma, molte volte da parte di vicini di casa o di lavoro coi quali eravamo vissuti fino al giorno prima in confidenza se non in amicizia. Così sbarcammo a Roma, vestiti con gli abiti estivi e le maniche corte e nulla in mano. Ci venne a prendere la sorella di mio padre che viveva nella Capitale con cui avevamo passato tanti mesi di vacanze durante l’estate. Ci portò a casa sua, a piazza Vittorio, dove fummo sistemati in cinque nella stessa stanza di un appartamento disadorno. Quel giorno ricominciò la mia vita, con una nuova memoria, accompagnata però dalla percezione perenne che quando incombe il pericolo l’unica salvezza sta nella fuga . Vennero gli anni dell’adolescenza, le nuove scuole, nuovi compagni e amici, il ginnasio, il liceo, l’università, i corsi di studio all’estero. Nonostante le diversità, la scuola tende a integrare, generando un sostrato unico fatto di tante differenze. Degli anni del liceo, all’Avogadro, porto un ricordo bello, fatto di impegno e di azione. Quello dei ’70 fu, infatti, il decennio del confronto ideologico, delle lotte alle differenze di genere, con l’affermazione dei movimenti femminili. Poi l’impegno professionale in Italia e all’estero: ho visitato, lavorandoci, ospedali americani, israeliani, sono stata a Berlino, Londra e Minneapolis. Infine, una volta tornata a Roma, conobbi Mario Pirani. Un uomo differente per età, cultura, estrazione, punto di vista. Due anni più tardi divenne il mio compagno e, dopo ancora, mio marito, a certificare che due universi differenti tendono ad attrarsi, pur mantenendo, e a volte difendendo, la propria diversità. Questa, in breve è la mia storia, una storia differente. Quando nei giorni di festa vado alla sinagoga, seguo il mio rito liturgico, e aspiro il profumo di un mondo scomparso, sento gratitudine per la testardaggine di una generazione che non ha accettato di veder scomparire la propria cultura e le proprie tradizioni, con i suoi filoni un po’ ebraici, un po’ libici e ormai in gran parte anche italiani.
Il mio trentennale percorso nel mondo della sanità inizia nel ’78, quando mi iscrissi all’Università Sapienza di Roma, alla Scuola Superiore per Tecnici di Cardio Angio Chirurgia, per diplomarmi due anni dopo. Nel ’79 decisi però di partire per uno stage alla Tel Aviv University (Ospedale Tel Hashomer, reparto di Cardiologia e cardiochirurgia). Ci restai fino al 1982, anno in cui scoppiò la guerra tra Israele e Libano: dopo aver lavorato per un periodo come volontaria nell’ospedale che accoglieva i feriti, accettai come un segno del destino l’invito di un professore americano e mi trasferii negli Stati Uniti, in Minnesota, per un corso di specializzazione alla St. Paul University (Ospedale di Minneapolis). Fui poi invitata (1983) all’Università di Berlino per un corso teorico-pratico su “Ventricoli di assistenza meccanica e cuore artificiale”: un’esperienza straordinaria con uno dei pionieri europei del cuore artificiale, Emil Sebastian Bücherl.
Nell’84 fui chiamata dall’Hesperia Hospital di Modena come responsabile del servizio di assistenza meccanica, circolazione extracorporea e ultrafiltrazione. L’idea di tornare in Italia, dove era rimasta la mia famiglia, mi piaceva molto. In pochi anni, il mio sentirmi differente era stato messo a confronto con persone, luoghi, culture e comportamenti a loro volta molto diversi. Tutto – dolore compreso – aveva contribuito a rafforzare la mia identità e l’Italia tornò ad apparirmi come nel 1967 il punto certo. Proprio per queste ragioni, l’offerta di tornare alla Sapienza, nell’86, mi suonò come una sorta di approdo definitivo, dopo quella mia personale odissea. Vinsi un concorso pubblico universitario come operatore tecnico occupandomi del tirocinio degli studenti della Scuola Speciale per tecnici di cardiochirurgia dell’Università. Nello stesso periodo, organizzavo il servizio di circolazione extracorporea per le case di cura Villa Bianca. Come consulente della Terumo, una multinazionale giapponese, organizzai dei corsi teorico-pratici presso tutti i grandi ospedali italiani e le università, sul tema “Ossigenazione a membrana”. Nel ’94, a seguito di un grave incidente che mi costrinse a estenuanti pellegrinaggi in ospedali di tutta Europa, mi dimisi dal Policlinico Umberto I. Decisi perciò di impegnarmi sui temi che avevo approfondito e che amavo. Nel 1994 fui eletta consigliere della Comunità Ebraica di Roma e, nei primi quattro anni, ebbi il ruolo di vicepresidente e assessore alla vigilanza degli enti. Mi occupai in particolare del recupero dell’Ospedale Israelitico, allora commissariato. Organizzai spettacoli teatrali, conferenze, seminari, dibattiti e attività di fund raising per una associazione impegnata sui temi della pace in Medio Oriente: far crescere l’informazione e, ancora di più, la consapevolezza intorno ad ambiti problematici tanto presenti sul piano mediatico quanto non conosciuti su quello dei contenuti, era ed è per me un dovere morale.
Nel 2002 ho avviato una collaborazione, con Codice Cultura per l’organizzazione di eventi culturali come le Giornate dei Diritti Umani, evento che si è tenuto a Mantova nel 2003. Dal 2003 al 2005, ho collaborato con la Sigma Tau come responsabile del progetto “Malattie rare”, coordinando i rapporti con le associazioni dei pazienti e con gli altri organismi internazionali. Dal 2005 al 2009, ho avuto un contratto a tempo determinato con l’ASL Roma D e ho potuto dare vita a diversi progetti, legati tutti alla condizione della differenza. Il primo fu quello di accoglienza al Pronto Soccorso dell’Ospedale Grassi, integrando competenze diverse (psicologi, assistenti sociali e mediatori culturali) con quelle mediche e paramediche tradizionali. A questo ne seguirono altri, incentrati sulla relazione e l’assistenza agli stranieri: dalla mediazione culturale alla costruzione della “Casa della Salute della Donna e del Bambino”; dalla costituzione di “Osservatori per la tutela dei diritti e lo sviluppo della partecipazione”, che operano in ambito distrettuale, alla creazione di un Tavolo permanente con il Tribunale dei diritti del Malato. Sono diventata poi la responsabile del progetto Audit Civico, promosso dalla Regione Lazio in collaborazione con “Cittadinanza Attiva” e ho programmato e organizzato le conferenze dei servizi. Dal 2009 al 2011, con l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”, ho collaborato ad un progetto incentrato sulla ricerca attiva della tubercolosi nei migranti, finanziato con fondi europei e alimentato da contributi provenienti da diverse ONG che operano nel territorio col mondo delle migrazioni. I risultati di questo lavoro stanno per essere pubblicati in una rivista internazionale e sono comunque stati presentati in Congressi nazionali ed internazionali. Il mio ultimo incarico, in termini di tempo, è all’Istituto dei Tumori di Roma (il Regina Elena presso gli IFO), dove mi occupo di accoglienza dei pazienti e umanizzazione dei servizi. E ora desidero occuparmi della nostra Regione.
Seguitemi anche su Facebook e Twitter; oppure  scrivetemi, qui: comitato@claudiafelluspirani.it

domenica 17 febbraio 2013

Imma Battaglia

Sono Imma Battaglia, candidata nella Lista Civica per Zingaretti alla Regione Lazio.
Perché mi candido
Perché vorrei mettere a disposizione della società civile la mia grande esperienza professionale e sociale ed il mio profondo senso di responsabilità per contribuire a ricostruire la “politica” sui valori che hanno caratterizzato da sempre la mia vita: lavorare con onestà, trasparenza e rispetto delle regole per ridurre i costi della politica e per restituire alle persone i loro diritti e soprattutto quella cittadinanza onoraria che si chiama dignità, intesa come diritto alla salute, al lavoro e alla speranza nel futuro.

Perché con Zingaretti
Ho conosciuto Nicola nel 1998. Umile, sognatore, libero, giovane innovatore dalle idee coraggiose: con il suo grande spirito riformista, ha sempre percepito l’importanza del rinnovamento in politica e nella vita. Ma non ha mai forzato i tempi in maniera aggressiva, pur restando attivo e presente nei processi. Si é dimostrato capace di una politica seria e non urlata, rispettosa dei tempi che il cambiamento a volte richiede.
zingaretti-imma-battaglia01
Da lui mi sono sempre sentita accolta e sostenuta e oggi mi riconosco nel suo percorso, nel suo lavoro quotidiano per il cambiamento, nella sua fede in una politica di impegno serio a servizio dei cittadini. Leale e diretto, Nicola Zingaretti è rimasto la persona che ho conosciuto e che merita, per valore, onestà e forza delle idee, di poter lavorare per una Regione Lazio con una nuova vocazione allo sviluppo e al benessere delle persone.

I miei valori
L’etica pubblica è il valore più importante su cui si reggono le istituzioni. Per un ritorno della buona politica a servizio delle persone intendo mettere in campo severe azioni di controllo sul finanziamento ai partiti in linea con il modello tedesco; operare un generale rinnovamento della dirigenza nei ruoli pubblici valorizzando competenze e merito; obbligare al pensionamento secondo le regole del Paese con sistema contributivo; abolire i vitalizi.
La mia esperienza
Storica attivista lgbt, presidente (dal 1995 al 2000) del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli di Roma, nel 1994 ho partecipato all’organizzazione del primo Gay Pride italiano e a luglio del 2000 realizza a Roma il primo World Gay Pride, che conta oltre un milione di persone. Nel 2001 ho fondato l’associazione di promozione sociale Di’Gay Project, con il fine di realizzare attività, campagne, progetti di volontariato in difesa dei diritti umani, contro ogni forma di discriminazione. Attualmente ricopro l’incarico di presidente. Nello stesso anno, con alcuni collaboratori, ho dato vita al Gay Village, che in poco tempo diventa uno dei riferimenti della comunità gay e dell’estate romana e che nel 2011 merita il Best Event Awards, il premio assegnato dall’Agenzia della Comunicazione ai migliori eventi organizzati in Italia. Promotrice di molteplici iniziative dedicate al sociale, con particolare sensibilità per il mondo giovanile, prendo parte attivamente al dibattito politico pubblico attraverso dichiarazioni, interventi e articoli in rete e sulla carta stampata, consultabili sul sito internet www.digayproject.org.
Per quanto riguarda la formazione e la carriera lavorativa, sono laureata in matematica; impiegata dal 1983 nel settore ICT, attualmente sono dirigente della Meware srl, azienda specializzata in SOA, BPM e Business Analytics.
Oltre che sul mio sito, vi aspetto per conoscerci meglio sulla mia pagina Facebook.
Grazie per l'ospitalità su questo blog!
Imma 

sabato 9 febbraio 2013

Politica femminile: ossigeno per la politica, anche in Lazio


Benvenute e benvenuti su Politica Femminile Lazio. Le ragioni per cui riteniamo che la politica femminile possa essere vero ossigeno per la politica le abbiamo date qui, nel post di esordio del primo sito di questa rete-blog, che ha preso avvio da Milano, con la Regione Lombardia. Dal sito dedicato al Lazio cercheremo di dare voce alle donne politiche laziali: a partire da quelle che si candidano per le elezioni regionali che avranno luogo il 24 e 25 febbraio prossimi, alle candidate che (nella stessa data) si presentano alle prossime elezioni per Camera e Senato.
Un filo diretto che intendiamo mantenere anche dopo le elezioni, con le elette in Parlamento e le amministratrici che saranno all'opera sul nostro territorio, in un dialogo che speriamo pieno di partecipazione con le donne che operano nei più svariati campi del tessuto sociale.
Ci daremo da fare, perché consapevoli di quanto il mondo abbia bisogno delle donne, e di quanto la politica abbia bisogno della Politica Femminile.