giovedì 23 ottobre 2014

Rapporti ufficiali e rapporto ombra sulla parità di genere. Virginijà Langbakk alla Casa Internazionale delle Donne

Nell'ambito del semestre europeo Virginijà Langbakk, Direttrice dell'EIGE (European Institute for Gender Equality), ha accolto l'invito, rivoltole dalla società civile, a incontrarla per lanciare un dialogo sullo stato di avanzamento della parità di genere in Italia; argomento su cui non solo il Governo dà il suo resoconto, ma anche le associazioni femminili. L'appuntamento è per venerdì 24 ottobre, alla Casa Internazionale delle Donne di Roma.
In questa occasione l'EIGE presenta il rapporto dell'Unione europea sui 12 punti di crisi del Programma di Azione che gli Stati si sono impegnati a tenere conto dal 1995 quando si è svolta la IV Conferenza mondiale sulle donne dell'ONU a Pechino (chiamata la Piattaforma di Pechino che ha individuato le 12 aree di crisi considerate i principali ostacoli al miglioramento della condizione femminile. Da allora, ogni 5 anni i governi presentano un rapporto all'ONU. A giugno 2014, il Governo italiano ha inviato il proprio rapporto 2009-2014). La società civile, composta da diverse organizzazioni per la promozione dei diritti umani, associazioni delle donne, ONG, organizzazioni sindacali e singole esperte di genere, presenterà il suo rapporto Pechino 2009-2014: il Rapporto Ombra che valuta le scelte politiche e i processi messi in atto dalle autorità italiane
Sarà l'occasione di portare testimonianza all'Istituzione europea sulle realtà che vivono ogni giorno le donne in Italia e di fare sentire le nostre esigenze sulle questioni di parità. 
Venerdì 24 ottobre, dalle h. 9.00 alle h. 12.00; Casa Internazionale delle Donne, Via della Lungara 19, 
Update del 24 ottobre:
Dice Virginija: più che rivoluzionarie, oggi le donne devono essere brave negoziatrici.  


lunedì 20 ottobre 2014

Girl Declaration: presentata a Roma la Dichiarazione delle Ragazze per abbattere la povertà

Presentata a Roma, da Aidos, l'associazione italiana donne per lo sviluppo, la Girl Declaration.

Un'iniziativa che si propone di fermare la povertà prima che sia troppo tardi.
Intervenire è possibile; e bisogna farlo a partire dalle donne. Centinaia di ragazze, che vivono in condizioni di povertà in 14 diversi paesi di 4 continenti, hanno descritto le loro idee e le loro esigenze, e 25 organizzazioni le hanno raccolte, scrivendo con loro la Dichiarazione delle Ragazze: ecco il programma di sviluppo post 2015. Da meditare, diffondere, raccogliere, aiutare. Facciamolo tutt*.

domenica 19 ottobre 2014

Auguri a spose e sposi gay, ma con dubbi sul metodo. Perché diritti si, superficialità rischiosa no

Ratifica di matrimoni gay a Roma: foto gioiose, immagini che ci auguriamo presto di dover considerare acquisite, nell'addizione dei ricordi delle vite che ciascun* dovrebbe potersi scegliere senza interferenze né discriminazioni. Facciamo dunque gli auguri alle spose e agli sposi e agli aspiranti tali.
E poi - a latere - una considerazione: attenzione a non festeggiare troppo la procedura con cui si spinge per una giusta causa.

A sfidare la direttiva Alfano (che il 7 ottobre rivolgeva ai prefetti «un invito formale al ritiro ed alla cancellazione» delle trascrizioni di nozze gay), con una iniziativa "storica" - ma anche "unilaterale", ieri il sindaco di Roma Capitale ha trascritto 16 matrimoni fra coppie dello stesso sesso. Prima di lui, solo 10 giorni fa, anche il sindaco di Milano aveva firmato 7 trascrizioni; intanto la circolare di Alfano solleva le contestazioni di altri sindaci, da Filippo Nogarin (Livorno) a Virginio Merola (Bologna). La legittimazione decisa dal sindaco Marino ha dato l'occasione ai peggiori commenti oscurantisti. Ma, nel diluvio di stupidaggini livorose con cui l'iniziativa del sindaco Marino è stata accolta, una cosa è vera: "un sindaco non può sostituire la legge". Vero è che l'Italia resta sorda a una esigenza legittima e già riconosciuta in sedi vincolanti. Nello stesso tempo, in merito, un po' di pedanteria in più non sarebbe fuori luogo: forse serve qualche riflessione più approfondita che non affidarsi a begli slogan. E allora proviamoci.
La Corte di Cassazione, in assenza dell'adeguamento delle leggi italiane, ha per il momento negato che il matrimonio omosessuale concluso all’estero sia trascrivibile e come tale riconoscibile in Italia. E' dunque semplicemente un atto dovuto, da parte del Prefetto, richiamare alla direttiva del Ministro dell'Interno. 
Più nel dettaglio: come scrive Vladimiro Zagrebelsky, occhio al ribellismo dei sindaci. La richiesta delle coppie omosessuali a veder riconosciuto il loro diritto a una vita familiare, con le conseguenze sociali e legali che ne derivano, è stata riconosciuta come legittima in Italia dalla Corte Costituzionale: "con la sentenza n.138 del 2010, la Corte ha affermato che il diritto al matrimonio riconosciuto dalla Costituzione si riferisce a quello tra uomo e donna, ma che ciò non significa che sia ammissibile che unioni diverse siano irrilevanti per la legge (la rilevanza sociale è naturalmente diversa e vive per suo conto). I diritti di tutte le coppie non unite in matrimonio derivano infatti da quanto stabilisce il fondamentale art. 2 della Costituzione, quando afferma che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. La Corte costituzionale, in piena sintonia con la realtà della società contemporanea ha affermato che la stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso è una delle formazioni sociali cui la Costituzione si riferisce. Ad essa «spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri», ciò che «necessariamente postula una disciplina di carattere generale, finalizzata a regolare diritti e doveri dei componenti della coppia». La posizione espressa dalla Corte costituzionale corrisponde a quella della Corte europea dei diritti umani, che riconosce la differenza tra matrimonio e unioni diverse riconosciute dalla legge ed ammette che la relativa disciplina (che non può mancare) sia stabilita dalle leggi nazionali. Ciò che è comune alla sentenza della Corte Costituzionale e alla giurisprudenza europea è da un lato l’affermazione che il matrimonio è cosa diversa dalle unioni di altro tipo e che queste ultime devono essere riconosciute e regolate in modo da assicurare i diritti necessari allo sviluppo della formazione sociale (linguaggio della Costituzione) e della vita familiare (linguaggio della Convenzione europea dei diritti umani). L’una e l’altra affermazione delle due Corti può naturalmente essere discussa e lo è effettivamente da punti di vista anche opposti. Ma questo è ora il diritto vigente. Da 4 anni ormai la sentenza della Corte costituzionale non ha avuto il seguito necessario di una legge approvata dal Parlamento. Le indicazioni europee sono rimaste anch’esse lettera morta. Intanto evidentemente la vita continua, anche se ignorata dal Parlamento, in questo come in altri campi socialmente, culturalmente, eticamente sensibili. Basti pensare ai problemi della fine della vita, gravissimi per chi si trova in quella situazione, per le famiglie e, quotidianamente, per i medici curanti. Ma fuori dell’attenzione del Parlamento". Giusto dunque richiamare al dovere di sancire giusti diritti. Aggiunge Zagrebelsky: "Il diritto di resistenza rispetto alle leggi ingiuste ha nobili ascendenze ed anche importanti manifestazioni storiche. Gli obiettori di coscienza al servizio militare, in Italia nel passato e ora in altri Paesi, ne sono un esempio. Ma quegli obiettori erano dei privati cittadini, pagavano il loro rifiuto andando in prigione. E riuscirono a far cambiare la legge". Viceversa i sindaci, a livello locale, devono pur sempre rappresentare la legalità e dialogare con lo Stato nel rispetto delle regole, senza nascondersi dietro a forme e metodi che contraddicono i loro doveri.
Attenzione, dunque, a non avallare, in difesa di un giusto diritto, quella matrice leghista (e forzista) dei padroni in casa propria, a tutti i costi e in barba alle leggi dello Stato. Perché se questa forzatura viene una volta applicata a un giusto diritto, il rischio è che poi sarà cento volte replicata in modo niente affatto apprezzabile
Nel circa/ventennio di alleanze leghiste e forziste, di questo abbiamo già avuto molte prove. Solo un esempio per tutti: quel sindaco leghista che tagliò orgoglioso il nastro di una scuola dopo averla colonizzata di simboli politici più pesantemente di quanto nemmeno il nazismo abbia mai fatto:


Anche lui faceva una "obiezione di coscienza": proclamandosi leale amministratore e servitore del partito del fare. Ma il suo senso delle leggi configgeva con il ruolo di sindaco (e infatti per inciso, nel segreto della sua azienda, costui avvelenava pure la sacra terra padana sversando vagonate di rifiuti tossici nel fiume Oglio). 
La morale, insomma, è una sola: le leggi vanno migliorate e cambiate. I mutamenti devono essere soggetti alle regole e conquistati dunque per altre strade. Ci auguriamo che i gesti fortemente simbolici di ratificare le unioni contratte all'estero abbiano l'effetto desiderato di smuovere la pachidermica inerzia del nostro Parlamento.
Molto meno che si rischi di legittimare un metodo suscettibile di alimentare il caos locale con poco edificanti corollari di propaganda politica.

sabato 18 ottobre 2014

Roma, ricordo del 16 e del 18 ottobre 1943. Mentre a Milano fascisti e leghisti sfilano insieme

16 ottobre 1943. Le famiglie della Comunità Ebraica di Roma ricevono questo avviso:

1.035 persone (donne, uomini e bambini ebrei), vengono rastrellate e segregate in attesa di essere deportate. 


Il "viaggio" annunciato dal volantino iniziò i 18 ottobre su un treno di 18 vagoni piombati, in cui i prigionieri viaggiarono murati, orribilmente stipati senz'acqua né cibo, ininterrottamente, fino al 23 ottobre, quando giunsero ad Auschwitz.
Dopo la selezione 149 uomini e 47 donne finirono nelle baracche e ai lavori forzati; tutti i restanti (839 persone) nelle camere a gas.
Ma come hanno potuto avvenire cose così atroci, con la complicità dell'intera società itaiana? Quando ci facciamo queste domande corre un brivido lungo la schiena e ci diciamo che no, oggi certe cose non potrebbero più accadere. Eppure. Gli annunci verso questa deriva, allora, si susseguirono a lungo, sorretti da una propaganda che ricorda i toni del leghismo di oggi; ed ecco che un giorno il tuo compagno di banco, il vicino - gli amici di sempre sono nemici. Gente da sterminare.

Il 18 settembre del 1938, in visita a Trieste, Benito Mussolini legge per la prima volta le leggi razziali. L'11 novembre il Corriere le annuncia ufficialmente: 
"Gli Ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani". Nel 1940 gli ebrei sono ormai "pericolosi" per definizione, gente da sorvegliare e schedare:

Il razzismo, azione culturale benefica per la società, un valore:

Qualcosa di cui ci si vanta come di un pedigree di virtù e di onore...

L'odio verso il diverso - il prezioso nemico comune contro cui compattarsi, dimenticando la miseria e le guerre verso cui la politica dominante ci trascina alimentato da una propaganda rivoltante e capillare: nei comizi, a scuola, sui giornali.
Nel giorno in cui i leghisti organizzano a Milano una orribile kermesse fascista e razzista, camuffata da "grande giornata contro l'immigrazione clandestina", forse non è inutile ricordare come nasce la barbarie. E collegare i fili, fino a iniziative leghiste come tentare di proibire il Diario di Anna Frank nelle scuole

 

Per tenere viva la memoria, vi suggeriamo anche la pagina fb Le tante storie della Shoah italiana.

mercoledì 15 ottobre 2014

Le donne rileggono la Costituzione

In contropiede. Le donne rileggono la Costituzione. Da un'idea di Mariella Gramaglia, e per iniziativa di Se Non Ora Quando Factory. A Roma, venerdì 31 ottobre 2014, h. 10,30: Palazzo delle Esposizioni.

Luisa MuraroArticolo 3
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale [cfr. XIV] e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso [cfr. artt. 29 c. 2, 37 c. 1, 48 c. 1, 51 c. 1], di razza, di lingua [cfr. art. 6], di religione [cfr. artt. 8, 19], di opinioni politiche [cfr. art. 22], di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Giulia BongiornoArticolo 22
Nessuno può essere privato, per motivi politici, della capacità giuridica, della cittadinanza, del nome.
Michela MarzanoArticolo 29
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell'unità familiare.
Lea Melandri: Articolo 37
La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.
Marilisa D'Amico: Articolo 51
Tutti i cittadini dell'uno o dell'altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge [cfr. artt. 56 c. 3, 58 c. 2, 84 c. 1, 97 c. 3, 104 c. 4, 106, 135 cc. 1, 2, 6, XIII c. 1]. A tale fine la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini. La legge può, per l'ammissione ai pubblici uffici e alle cariche elettive, parificare ai cittadini gli italiani non appartenenti alla Repubblica. Chi è chiamato a funzioni pubbliche elettive ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.
Nb • Volete contribuirePer sostenere il progetto trovate QUI la pagina di crowdfunding.

Teresa Mattei e le donne costituenti

Un'importante iniziativa dedicata alle Madri Costituenti, a partire dall'allora giovanissima Teresa Mattei, avrà luogo mercoledì 15 ottobre alla Camera.
Presentata da Valeria Valente (Presidente del Comitato per le pari opportunità della Camera), con la partecipazione  della Presidente della Camera, Laura Boldrini, l'iniziativa avrà come relatrice la costituzionalista Lorenza Carlassare.
Letture di Barbara Valmorin, tratte dalla Costituzione e dal libro “Teresa Mattei – Un profilo politico parlamentare”. 
Ore 15, presso Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio. L’appuntamento sarà trasmesso in diretta sulla webtv della Camera.

martedì 14 ottobre 2014

Dalla Regione Lazio: per promuovere pari opportunità un bollino "gender friendly" ai Comuni virtuosi

E' stata approvata dalla Giunta Regionale del Lazio una delibera che si propone di conferire un'attestazione Gender Friendly agli enti locali che dimostrano di incentivare la parità di genere nella cariche pubbliche e nel mondo imprenditoriale. Idealmente… un bollino tipo questo:
con l'intento di riequilibrare   i rapporti fra le opportunità date a uomini e donne. L'obiettivo verrà perseguito introducendo un sistema premiante che assegnerà una maggiorazione nei bandi della Regione Lazio attinenti all’integrazione e all’occupazione femminile, in modo da stimolare gli enti locali a mettere in atto politiche di genere per garantire il rispetto delle pari opportunità fra i generi. L'attestato, che durerà tre anni, sarà rilasciato, su richiesta, all’ente locale che potrà dimostrare di aver promosso azioni concrete. 
Un'iniziativa non improvvisata, ma che scaturisce da un processo che ha richiesto un iter di diversi anni - vedi qui il seminario di lavoro del 2010. Dice l'assessora Concettina Ciminiello, promotrice della delibera
Ancora una volta la Regione Lazio dimostra particolare attenzione al rispetto e alla diffusione di una cultura delle pari opportunità e del mainstreaming di genere. Grazie a questa nuova procedura riusciremo a individuare quegli enti virtuosi che conseguono l'integrazione tra le politiche di sostegno all'occupazione femminile con particolare attenzione al work-life balance, conciliazione tra tempi di lavoro e responsabilità familiari. L'Attestazione durerà tre anni e sarà rilasciata su richiesta dell'ente locale, verificata la presenza di alcuni indicatori, come il rispetto delle quote di genere nelle cariche elettive e nei ruoli apicali dell'Ente o la presenza di un assessorato alle Pari Opportunità. Inoltre saranno valutate le azioni volte a educare alla parità, al rispetto delle differenze di genere e al consolidamento di attività imprenditoriali al femminile. Fino alla presenza di sportelli donna, case rifugio, coworking e servizi dedicati all'infanzia, dagli asili nido a laboratori e ludoteche.