giovedì 20 giugno 2013
domenica 16 giugno 2013
giovedì 23 maggio 2013
Luigina Di Liegro: perché mi candido, nella mia Roma
Mi presento
Sono nata a Gaeta nel 1955. Quando ne avevo uno e mezzo, la mia famiglia è emigrata a New York, ed io con loro. Mio papà era un sarto, mia mamma lavorava con lui, lavoravano moltissimo, 24ore su 24... Sono cresciuta vivendo questa condizione di immigrata, nella forbice di due culture.
La mia esperienza è quella di ogni bambina e bambino che diventa adulto in un paese straniero, conosco le sfide quotidiane e quelle psicologiche, so per averlo sperimentato in prima persona che l'immigrazione può rafforzarti oppure... ucciderti, dipende solo dalla tua caparbietà di essere persona. Ci sono cinque milioni di italiani ed italiane emigrati nel mondo, noi tutti abbiamo un cugino, uno zio, un parente che in qualche momento della sua vita se n'è andato all'estero. Io provengo da questo, io...che con mia sorella ho cresciuto i fratelli più piccoli, io che sono andata a lavorare a tredici anni in una pasticceria-pizzeria e ci stavo dalle sei a mezzanotte, io che mi sono conquistata borse di studio a New York e a Washington DC. Ho preso una laurea alla Georgetown University, e poi un master alla Columbia in Analisi delle politiche pubbliche e Relazioni internazionali. Più tardi, era il 1984, ho scelto di ritornare in Italia, l'ho fatto liberamente, e mi sento forte in questa scelta. La mia condizione di doppia appartenenza fa una differenza, guardo agli immigrati che sono nel nostro paese con questa consapevolezza. Il mio lavoro nelle reti sociali mi ha messo a contatto con tanti uomini e donne arrivati nel nostro paese per povertà, in cerca di lavoro, in fuga da guerre e da fame. Penso che uno degli impegni prioritari ed etici della politica e di un'amministrazione pubblica riguardi proprio la condizione dell'emigrazione e dell'immigrazione, è la misura della civiltà di un paese e di una città.
Perchè ho deciso di candidarmi
Sono stata assessora per sei mesi alla Regione Lazio, gli ultimi tre dell'amministrazione Marrazzo. Non ho avuto il tempo di sviluppare il mio approccio come amministratrice pubblica di un'ente locale, solo di rendermi conto della sua fondamentale rilevanza come motore di sviluppo sia economico che sociale. Tutto dipende dall'amministrazione, che è cosa totalmente diversa dalla politica, e dunque necessita di un approccio direi scientifico, molto concreto. Le mie competenze sono nel settore sociale e nel lavoro con le reti, la decisione di candidarmi alle prossime elezioni amministrative di Roma Capitale come consigliere nasce dalla volontà di metterle a disposizione del territorio. Un'amministrazione deve stare in continuo collegamento con i cittadini, solo l'ascolto e la comprensione dei bisogni permettono l'elaborazione di politiche e di atti concreti a risolverlo. Penso al mio ruolo di consigliere comunale come a una cerniera di collegamento tra cittadini e amministrazione, e per questo ho deciso di candidarmi, e di continuare l'esperienza avviata alla regione Lazio.
Sono stata assessora per sei mesi alla Regione Lazio, gli ultimi tre dell'amministrazione Marrazzo. Non ho avuto il tempo di sviluppare il mio approccio come amministratrice pubblica di un'ente locale, solo di rendermi conto della sua fondamentale rilevanza come motore di sviluppo sia economico che sociale. Tutto dipende dall'amministrazione, che è cosa totalmente diversa dalla politica, e dunque necessita di un approccio direi scientifico, molto concreto. Le mie competenze sono nel settore sociale e nel lavoro con le reti, la decisione di candidarmi alle prossime elezioni amministrative di Roma Capitale come consigliere nasce dalla volontà di metterle a disposizione del territorio. Un'amministrazione deve stare in continuo collegamento con i cittadini, solo l'ascolto e la comprensione dei bisogni permettono l'elaborazione di politiche e di atti concreti a risolverlo. Penso al mio ruolo di consigliere comunale come a una cerniera di collegamento tra cittadini e amministrazione, e per questo ho deciso di candidarmi, e di continuare l'esperienza avviata alla regione Lazio.
Io, da consigliera comunale
La mia parola chiave è welfare sociale. Mio mio zio, don Di Liegro, alla Caritas diocesana di Roma, aveva elaborato un approccio alla questione welfare che metteva insieme professionalità e conoscenza delle strutture di welfare sul territorio. Un metodo che è importante mantenere, che presuppone il collegamento tra reti sociali e amministrazione pubblica, e che permette di ottimizzare le risorse per far sì che rispondano alle attuali necessità dei cittadini. Nella crisi che ci troviamo oggi a sostenere, alcune di queste necessità si sono acuite, sono ancora peggiorate da quello che ho conosciuto quando lo aiutavo, come volontaria. Oggi, il problema della povertà, il problema della casa, il problema dell'occupazione, la perdita del posti di lavoro, il dover mandare avanti la vita quotidiana in uno scenario di vera emergenza sociale, pone l'amministrazione pubblica di fronte a compiti ancora più gravosi. La famiglia, e per famiglia intendo la famiglia estesa, i bisogni delle donne, dei bambini che crescono, degli anziani, dei genitori, necessitano di interventi più che mai mirati. Stiamo uscendo da una guerra, una guerra di droni finanziari. L'abbiamo subita, questa guerra finanziaria, e abbiamo subito anche mancanza di etica, di moralità, di competenze, di capacità della nostra leadership politica. Chi paga il prezzo, adesso, sono i cittadini. L'amministrazione pubblica deve impegnarsi in una politica di emergenza sociale, non possiamo permettere che le persone si sentano sole, dobbiamo dare risposte, ma risposte emergenziali come in un dopoguerra.
La mia parola chiave è welfare sociale. Mio mio zio, don Di Liegro, alla Caritas diocesana di Roma, aveva elaborato un approccio alla questione welfare che metteva insieme professionalità e conoscenza delle strutture di welfare sul territorio. Un metodo che è importante mantenere, che presuppone il collegamento tra reti sociali e amministrazione pubblica, e che permette di ottimizzare le risorse per far sì che rispondano alle attuali necessità dei cittadini. Nella crisi che ci troviamo oggi a sostenere, alcune di queste necessità si sono acuite, sono ancora peggiorate da quello che ho conosciuto quando lo aiutavo, come volontaria. Oggi, il problema della povertà, il problema della casa, il problema dell'occupazione, la perdita del posti di lavoro, il dover mandare avanti la vita quotidiana in uno scenario di vera emergenza sociale, pone l'amministrazione pubblica di fronte a compiti ancora più gravosi. La famiglia, e per famiglia intendo la famiglia estesa, i bisogni delle donne, dei bambini che crescono, degli anziani, dei genitori, necessitano di interventi più che mai mirati. Stiamo uscendo da una guerra, una guerra di droni finanziari. L'abbiamo subita, questa guerra finanziaria, e abbiamo subito anche mancanza di etica, di moralità, di competenze, di capacità della nostra leadership politica. Chi paga il prezzo, adesso, sono i cittadini. L'amministrazione pubblica deve impegnarsi in una politica di emergenza sociale, non possiamo permettere che le persone si sentano sole, dobbiamo dare risposte, ma risposte emergenziali come in un dopoguerra.
Mettere in rete territorio e amministrazione pubblica
Welfare sociale per me significa mettere in rete quello che abbiamo per affrontare i problemi per quello che sono. Quindi, significa semplificare i rapporti tra l'amministrazione pubblica ed il volontariato, l'associazionismo, la cooperazione sociale, e gli altri soggetti del no profit e del profit. Significa ripristinare quel cinque per cento che, nel passato, veniva dato alle persone con disabilità fisiche e psichiche per aiutarle a vivere. Significa anche monitorare il patrimonio residenziale comunale per un immediato utilizzo dei beni dismessi, implementare la risposta contro l'usura con un fondo etico per le famiglie usurate e la rete degli sportelli antiusura,. Investire nella formazione professionale in un'ottica manageriale che passa anche attraverso una riconversione delle professionalità legata all'offerta di nuovi lavori per nuovi bisogni. Penso alle persone over40 e over50 che perdono il posto di lavoro e hanno bisogno di supporto per l'inserimento e di un aiuto seppur minimo ma indispensabile per tirare avanti. Quello che serve non è la carta sociale proposta da Alemanno sotto elezioni, 300 euri che somigliano tanto ad un'esca da campagna elettorale, ma un piano di orientamento e supporto costante, in un'ottica di impegno sociale basato sull'ascolto.
Welfare sociale per me significa mettere in rete quello che abbiamo per affrontare i problemi per quello che sono. Quindi, significa semplificare i rapporti tra l'amministrazione pubblica ed il volontariato, l'associazionismo, la cooperazione sociale, e gli altri soggetti del no profit e del profit. Significa ripristinare quel cinque per cento che, nel passato, veniva dato alle persone con disabilità fisiche e psichiche per aiutarle a vivere. Significa anche monitorare il patrimonio residenziale comunale per un immediato utilizzo dei beni dismessi, implementare la risposta contro l'usura con un fondo etico per le famiglie usurate e la rete degli sportelli antiusura,. Investire nella formazione professionale in un'ottica manageriale che passa anche attraverso una riconversione delle professionalità legata all'offerta di nuovi lavori per nuovi bisogni. Penso alle persone over40 e over50 che perdono il posto di lavoro e hanno bisogno di supporto per l'inserimento e di un aiuto seppur minimo ma indispensabile per tirare avanti. Quello che serve non è la carta sociale proposta da Alemanno sotto elezioni, 300 euri che somigliano tanto ad un'esca da campagna elettorale, ma un piano di orientamento e supporto costante, in un'ottica di impegno sociale basato sull'ascolto.
A proposito di managerialità e di mission
Lavoro è all'ANCI, sono direttore di Restipica, un'agenzia che mette in rete duemila comuni italiani, curo programmi di formazione per l’export a piccole e medie imprese italiane, e ho coordinato molti progetti per la creazione di impresa finanziati dalla Comunità Europea. Vengo dalla scuola anglosassone, ho imparato come coniugare l'aspetto di visione, la mission, con quello del lavoro manageriale. Nulla si improvvisa, non c'è bisogno di essere profeti, basta guardare nella direzione giusta. Faccio un esempio: parecchio tempo fa, ho deciso di impegnarmi nel volontariato che si occupa di disagio mentale, un settore che già seguivo con don Luigi che sosteneva le ragioni di Basaglia sulla chiusura dei manicomi. Ho capito cosa vuole dire disagio psichico per una persona che soffre di questo disturbo e per i suoi familiari: come mettere a fuoco la questione delle relazioni, della famiglia, di avere una cittadinanza. Oggi, sono concentrata in particolare sulle giovani donne, tocco con mano che le ragazze vivono un stress emotivo maggiore di quello dei maschi. Da cosa dipende? Dal fatto che devono affrontare la competizione non solo con i maschi ma anche tra loro, che devono essere in grado di fare tutto, di essere madri ed anche professioniste, il che significa ricerca di occupazione, lavori complessi, condizioni difficili. Le ragazze vivono una grande grande pressione, ma se ne parla poco, c'è poca informazione, quasi nessun intervento; parlare di conciliazione tra vita famigliare e vita professionale non è abbastanza, bisogna guardare al prisma della persona umana, e lavorare sulle relazioni. Tra i sessi e nella società. Anche la questione della violenza contro le donne rientra in questo approccio. Da assessore alla Regione Lazio ho continuato a finanziare gli sportelli anti violenza, sono convinta che devono esistere e devono essere potenziati. Le donne sono il perno di qualunque relazione che si costruisce sul territorio, la violenza fuori e dentro le mura domestiche va affrontata dal punto di vista culturale e da quello dei servizi, è una questione di emergenza sociale.
Lavoro è all'ANCI, sono direttore di Restipica, un'agenzia che mette in rete duemila comuni italiani, curo programmi di formazione per l’export a piccole e medie imprese italiane, e ho coordinato molti progetti per la creazione di impresa finanziati dalla Comunità Europea. Vengo dalla scuola anglosassone, ho imparato come coniugare l'aspetto di visione, la mission, con quello del lavoro manageriale. Nulla si improvvisa, non c'è bisogno di essere profeti, basta guardare nella direzione giusta. Faccio un esempio: parecchio tempo fa, ho deciso di impegnarmi nel volontariato che si occupa di disagio mentale, un settore che già seguivo con don Luigi che sosteneva le ragioni di Basaglia sulla chiusura dei manicomi. Ho capito cosa vuole dire disagio psichico per una persona che soffre di questo disturbo e per i suoi familiari: come mettere a fuoco la questione delle relazioni, della famiglia, di avere una cittadinanza. Oggi, sono concentrata in particolare sulle giovani donne, tocco con mano che le ragazze vivono un stress emotivo maggiore di quello dei maschi. Da cosa dipende? Dal fatto che devono affrontare la competizione non solo con i maschi ma anche tra loro, che devono essere in grado di fare tutto, di essere madri ed anche professioniste, il che significa ricerca di occupazione, lavori complessi, condizioni difficili. Le ragazze vivono una grande grande pressione, ma se ne parla poco, c'è poca informazione, quasi nessun intervento; parlare di conciliazione tra vita famigliare e vita professionale non è abbastanza, bisogna guardare al prisma della persona umana, e lavorare sulle relazioni. Tra i sessi e nella società. Anche la questione della violenza contro le donne rientra in questo approccio. Da assessore alla Regione Lazio ho continuato a finanziare gli sportelli anti violenza, sono convinta che devono esistere e devono essere potenziati. Le donne sono il perno di qualunque relazione che si costruisce sul territorio, la violenza fuori e dentro le mura domestiche va affrontata dal punto di vista culturale e da quello dei servizi, è una questione di emergenza sociale.
L'attivismo per i diritti delle donne
Il mio approccio al femminismo e alla questione femminile è quello di Hillary Clinton quando dice: se vogliamo cambiare le cose, ci dobbiamo stare... Ecco: stare, esserci, costruire, ma anche fermarci a riflettere. Siamo bombardate ogni minuto da mille esigenze, famiglia e professione ci chiedono risposte immediate e continue..., fermarsi a riflettere per me significa dare spazio alla nostra esigenza di capire dove vogliamo andare, cosa è prioritario per cambiare la nostra condizione e quella delle altre donne nell'ottica della parità. In Italia c'è un grande problema culturale, che secondo me non viene affrontato nel modo più idoneo alla soluzione. Per dirne una, è un paese che permette alla politica di usare le donne, lo dico con franchezza. Parlo per esempio delle modalità con cui il PdL ha utilizzato politicamente in questi anni le donne e la loro immagine, ma è pur vero che il problema è generale e può darsi che neanche il mio partito ne sia immune. Un esempio? Le donne candidate nelle liste elettorali hanno in generale poca possibilità di essere elette, su di loro non c'è nessuna promozione. Sono tra quelle scettiche sui risultati della doppia preferenza, credo piuttosto che per l'emersione in ottica paritaria delle candidate, al fine della loro elezione, sarebbe stato necessario un quorum fisso. Tante candidate, e tante elette certe. Ovvio che questo sistema sarebbe andato a scapito dell'elezione di un certo numero di uomini , ma penso che fuori dai santuari della politica, anche tra i padri che hanno in casa una figlia interessata a fare seriamente politica, ci sarebbe stato un bel sostegno... Adesso le candidate corrono seriamente il rischio di ritrovarsi ad aiutare un candidato uomo che aveva già i suoi voti, magari acquisiti nella logica tradizionale. Penso che a monte ci siano ancora retaggi culturali potenti, voglio lavorare su questi, anche in riferimento al mio partito. Lo svecchiamento non è tanto un fatto anagrafico quanto una rottura complessiva di vecchie logiche e atteggiamenti culturali.
La questione culturaleIl mio approccio al femminismo e alla questione femminile è quello di Hillary Clinton quando dice: se vogliamo cambiare le cose, ci dobbiamo stare... Ecco: stare, esserci, costruire, ma anche fermarci a riflettere. Siamo bombardate ogni minuto da mille esigenze, famiglia e professione ci chiedono risposte immediate e continue..., fermarsi a riflettere per me significa dare spazio alla nostra esigenza di capire dove vogliamo andare, cosa è prioritario per cambiare la nostra condizione e quella delle altre donne nell'ottica della parità. In Italia c'è un grande problema culturale, che secondo me non viene affrontato nel modo più idoneo alla soluzione. Per dirne una, è un paese che permette alla politica di usare le donne, lo dico con franchezza. Parlo per esempio delle modalità con cui il PdL ha utilizzato politicamente in questi anni le donne e la loro immagine, ma è pur vero che il problema è generale e può darsi che neanche il mio partito ne sia immune. Un esempio? Le donne candidate nelle liste elettorali hanno in generale poca possibilità di essere elette, su di loro non c'è nessuna promozione. Sono tra quelle scettiche sui risultati della doppia preferenza, credo piuttosto che per l'emersione in ottica paritaria delle candidate, al fine della loro elezione, sarebbe stato necessario un quorum fisso. Tante candidate, e tante elette certe. Ovvio che questo sistema sarebbe andato a scapito dell'elezione di un certo numero di uomini , ma penso che fuori dai santuari della politica, anche tra i padri che hanno in casa una figlia interessata a fare seriamente politica, ci sarebbe stato un bel sostegno... Adesso le candidate corrono seriamente il rischio di ritrovarsi ad aiutare un candidato uomo che aveva già i suoi voti, magari acquisiti nella logica tradizionale. Penso che a monte ci siano ancora retaggi culturali potenti, voglio lavorare su questi, anche in riferimento al mio partito. Lo svecchiamento non è tanto un fatto anagrafico quanto una rottura complessiva di vecchie logiche e atteggiamenti culturali.
Sono più che convinta che alla base della crescita civica di qualunque paese ci sia la cultura. Penso a biblioteche moderne, aperte, multimediali, capaci di attrarre ragazzi e ragazze. Penso a parchi attrezzati, con la presenza di educatori di strada gratuiti per i nostri bambini e adolescenti, soluzioni che possono essere a portata di mano, basta avere una visione diversa dell'impiego delle risorse. Pensare al presente, tenendo bene a mente che tutto quello che facciamo ricadrà sul futuro. Nel mio programma, ho dato spazio all'aumento di porzioni di territorio dedicate agli sorti urbani, è una risposta concreta al bisogno di aggregazione e socializzazione dei quartieri, per aiutare i cittadini a non sentirsi soli, ed è anche un modo di rivivere il senso antico delle nostre radici culturali legate alla terra, all'agricoltura. Io dico : Roma non è la mia città, è la mia comunità. Dobbiamo cominciare a far crescere questa comunità, dove esistono culture molteplici, ma dove cresciamo tutti; dove la violenza del senso del potere non è la cultura dominante. Noi donne abbiamo subito questa cultura basata sulla forza, sul potere di un genere sull'altro. Ricordiamoci che il voto alle donne risale solo al 1946, che il divorzio in Italia non c'era sino alla fine degli anni Settanta, che il delitto d'onore è stato abolito nel 1981....
Quando parlo di cultura penso alla trasmissione del sapere che si può fare in molti e diversi modi, possiamo dire grazie alle amministrazioni capitoline come quella di Veltroni che ci ha dato l'auditorium, la casa del jazz, tante espressioni teatrali di quartiere, le biblioteche... Oggi dobbiamo fare rivivere queste strutture, pensare ad un volontariato dedicato, perchè da lì si può irradiare un'energia positiva per tutto il resto, una contaminazione positiva per la politica.
Creare vasi comunicanti, questa è la mia idea di Roma comunità. O come, dicono le amiche di Women in the City, di città aperta metropolitana.
Creare vasi comunicanti, questa è la mia idea di Roma comunità. O come, dicono le amiche di Women in the City, di città aperta metropolitana.
martedì 21 maggio 2013
Elezioni comunali 26-27 maggio 2013: ricordati che c'è la doppia preferenza!
Il 26 e 27 maggio 2013 si vota in oltre 719 comuni: quelli con scadenza naturale del mandato degli organi eletti nel 2008, e quelli che vanno a elezioni anticipate perché commissariati o per motivi diversi. I ballottaggi sono fissati per il 9 e 10 giugno. Ma questa volta la legge 215 del 2012 dà la possibilità, nei comuni con oltre 5000 abitanti, di esprimere due preferenze purché una per ogni genere: si intende così garantire la presenza di almeno 1/3 di candidati/e del sesso sotto-rappresentato. Guarda il video!
lunedì 8 aprile 2013
Barbara Collevecchio: il PD che oscura le donne
Facciamo le congratulazioni a Ignazio Marino, per la sua vittoria alle primarie per la candidatura a sindaco di Roma.
Senza tacere, però, sui malumori che ha suscitato il minor spazio che, secondo diverse fonti, anche questa volta è stato dato alle candidate donne. Su questo riportiamo quanto scrive Barbara Collevecchio:
Senza tacere, però, sui malumori che ha suscitato il minor spazio che, secondo diverse fonti, anche questa volta è stato dato alle candidate donne. Su questo riportiamo quanto scrive Barbara Collevecchio:
Violenza non è solo uno schiaffo. Tutti i giorni le donne, che sono le maggiori penalizzate nella ricerca di lavoro, vengono ricattate dai compagni o ex compagni con l’arma della potenza economica.
Per una donna non riuscire a diventare autosufficiente è un danno enorme: l’insicurezza diventa maggiore, psicologicamente e materialmente diventi dipendente e una persona che dipende non può esercitare la sua libertà di pensiero. Ci sono molti uomini che approfittano di questa precarietà femminile per violentarle nell’anima, tenendole legate grazie al potere del danaro, soprattutto se ci sono figli di mezzo. Quando si parla di politica al femminile non ci si riferisce a slogan: la donna vive un’emergenza!
Per questo rimango indignata quando vedo che un partito che si dice democratico continua a fare i suoi giochi di potere estromettendo e oscurando le donne. Donne capaci com’è la Puppato, ignorata durante le primarie. Il Pd a livello nazionale finge di essere cambiato per trovare simpatie nel Movimento 5 stelle? Il dubbio sorge quando ti accorgi che alle primarie a Roma, città importante che farebbe da traino a livello nazionale, ancora si oscurano donne come Patrizia Prestipino.
Non voglio neppure scendere nel merito: dico solo che a tutti gli effetti il Pd sta portando avanti nomi di uomini che hanno già dato, invece di giocare sulla freschezza di volti nuovi, da sempre impegnati nel sociale. Un sindaco donna in una città dura come Roma, ricca di sperequazioni, sarebbe una bellissima novità, come quella della Boldrini presidentessa della Camera. Gli italiani si sono espressi punendo il Pd delle vecchie logiche ma evidentemente pacchetti di voti, vecchie amicizie e nomi noti contano di più di un vero rinnovamento. Nel Movimento 5 stelle chiunque può avere la stessa visibilità, il Pd pensa che questo non sia importante?
Non voglio neppure scendere nel merito: dico solo che a tutti gli effetti il Pd sta portando avanti nomi di uomini che hanno già dato, invece di giocare sulla freschezza di volti nuovi, da sempre impegnati nel sociale. Un sindaco donna in una città dura come Roma, ricca di sperequazioni, sarebbe una bellissima novità, come quella della Boldrini presidentessa della Camera. Gli italiani si sono espressi punendo il Pd delle vecchie logiche ma evidentemente pacchetti di voti, vecchie amicizie e nomi noti contano di più di un vero rinnovamento. Nel Movimento 5 stelle chiunque può avere la stessa visibilità, il Pd pensa che questo non sia importante?
Basta con queste logiche vecchie e stantie di partito. Su Roma stiamo vedendo il riproporsi di quel Pd già punito alle urne. Poi non lamentatevi se i 5 stelle - e non solo loro, non si fidano più.
Barbara Collevecchio, 3 aprile 2013
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mercoledì 20 marzo 2013
Rosanna Oliva: Giunta paritaria in Lombardia; Giunta con sei donne nel Lazio
Il 19 Marzo 2013, si è insediata la Giunta relativa alla
X Legislatura di Regione Lombardia, dove per la prima volta ci sarà una Giunta
paritaria, con un numero pari di uomini e donne.
Un risultato politico,
raggiunto grazie a una battaglia di varie associazioni di donne in via
giudiziaria iniziata in Lombardia nell’ormai lontano Giugno 2010, e proseguita anche in altre regioni, e in particolare nel Lazio, contro Giunte monogenere o
con scarsa presenza di donne.
Oggi, 20 marzo, anche la Regione Lazio ha la sua
Giunta: nessun consigliere e ben sei donne, tra cui Lidia Ravera alla cultura.
Ecco
quanto ha dichiarato a questo proposito il presidente Zingaretti:
«Un motivo in
più di orgoglio è la forte presenza femminile nella Giunta. Siamo andati oltre
la logica del 50%, facendo della Giunta del Lazio quella con la maggiore
rappresentanza femminile tra le Regioni italiane. Voglio sottolineare che non
si tratta di una scelta di facciata, ma del risultato dei grandi cambiamenti in
atto nella nostra società e del ruolo che, con coraggio e fatica, stanno
finalmente conquistando le donne anche nel nostro Paese. Era ora che anche la
politica se ne accorgesse».
Zingaretti ha concluso: «Ora ci aspetta un lavoro
molto difficile, vista la situazione dell’ amministrazione che troviamo e dell’intera
regione. Ma sono sicuro nella capacità delle persone che abbiamo scelto, che
insieme alle qualità e competenze dei consiglieri di maggioranza faranno
ripartire davvero il Lazio».
Si potrebbe aggiungere che quella donna in più
rappresenta il dovuto risarcimento per le poche consigliere elette.
Rosanna Oliva, di Aspettare stanca, 20 marzo 2013
martedì 5 marzo 2013
A Roma: le donne trasformano la crisi
Il 7 marzo convegno a Roma su un tema centrale all'interno della grande questione che ci interessa: come trasformare la politica, e il mondo, attraverso il contributo femminile? Il titolo è già un programma: Economia, etica, equilibrio: le donne trasformano la crisi. E anche questo appuntamento fa parte del più ampio progetto "L'Europa è per le donne", che vede a Milano una fitta serie di appuntamenti.
Qui trovate il programma dell'incontro romano. Se volette partecipare, prenotatevi! Scrivendo a segreteria@cipax-roma.it oppure chiamando il numero 06-57287347.
Questo il documento introduttivo:
Nel 2012 hanno chiuso mille imprese al giorno (dati Istat). Secondo l’ILO, “il mondo dovrà rispondere alla sfida urgente di creare 600 milioni di posti di lavoro produttivi nei prossimi dieci anni. Nonostante ciò, 900 milioni di lavoratori continuerebbero comunque a vivere, insieme alle loro famiglie, sotto la soglia di povertà dei 2 dollari al giorno, soprattutto nei paesi in via di sviluppo“. Sempre secondo l’ILO, la crisi ha di fatto distrutto 13 milioni di posti di lavoro delle donne*. Tuttavia, c’è chi sostiene che “verrà proprio dal lavoro femminile l’impulso più importante alla crescita nel prossimo futuro”. (Del Boca, Mencarini, Pasqua in “Valorizzare le donne conviene, Ruoli di genere nell'economia italiana” ed. del Mulino 2012). In teoria, il lavoro delle donne farebbe crescere il reddito delle famiglie e i consumi, quindi contribuirebbe a stabilizzare il sistema pensionistico, incidendo positivamente sull’economia, ma non solo. La leadership femminile è in grado di amministrare le aziende operando scelte organizzative vincenti e innovative. Il 2° rapporto nazionale sull'imprenditoria femminile** afferma che le imprese a conduzione femminile crescono più di quelle maschili e resistono meglio alla crisi, anche perché le donne leader hanno, fra l’altro, “un rapporto con il denaro improntato sulla prudenza e una gestione finanziaria dell’impresa molto cauta”. Nonostante ciò, la segregazione orizzontale e verticale delle donne nel mercato del lavoro è continua. Per non parlare della disparità tra i sessi nei quattro settori fondamentali: economia (composizione forza lavoro, gap retributivi, differenze di carriera), rappresentanza politica, istruzione e salute (nuovi nati in base al sesso, aspettativa di vita). L’Italia, secondo il “Gender Gap Report 2012” del World Economic Forum, si trova all’80° posto su 135 paesi analizzati (dopo Botswana, Cina, Kazakhstan, Vietnam e altri).
Questo il documento introduttivo:
Nel 2012 hanno chiuso mille imprese al giorno (dati Istat). Secondo l’ILO, “il mondo dovrà rispondere alla sfida urgente di creare 600 milioni di posti di lavoro produttivi nei prossimi dieci anni. Nonostante ciò, 900 milioni di lavoratori continuerebbero comunque a vivere, insieme alle loro famiglie, sotto la soglia di povertà dei 2 dollari al giorno, soprattutto nei paesi in via di sviluppo“. Sempre secondo l’ILO, la crisi ha di fatto distrutto 13 milioni di posti di lavoro delle donne*. Tuttavia, c’è chi sostiene che “verrà proprio dal lavoro femminile l’impulso più importante alla crescita nel prossimo futuro”. (Del Boca, Mencarini, Pasqua in “Valorizzare le donne conviene, Ruoli di genere nell'economia italiana” ed. del Mulino 2012). In teoria, il lavoro delle donne farebbe crescere il reddito delle famiglie e i consumi, quindi contribuirebbe a stabilizzare il sistema pensionistico, incidendo positivamente sull’economia, ma non solo. La leadership femminile è in grado di amministrare le aziende operando scelte organizzative vincenti e innovative. Il 2° rapporto nazionale sull'imprenditoria femminile** afferma che le imprese a conduzione femminile crescono più di quelle maschili e resistono meglio alla crisi, anche perché le donne leader hanno, fra l’altro, “un rapporto con il denaro improntato sulla prudenza e una gestione finanziaria dell’impresa molto cauta”. Nonostante ciò, la segregazione orizzontale e verticale delle donne nel mercato del lavoro è continua. Per non parlare della disparità tra i sessi nei quattro settori fondamentali: economia (composizione forza lavoro, gap retributivi, differenze di carriera), rappresentanza politica, istruzione e salute (nuovi nati in base al sesso, aspettativa di vita). L’Italia, secondo il “Gender Gap Report 2012” del World Economic Forum, si trova all’80° posto su 135 paesi analizzati (dopo Botswana, Cina, Kazakhstan, Vietnam e altri).
Dietro a questi dati esistono complessità non facili da cogliere. Ed è su queste che vorremmo riflettere insieme; cioè sulle profonde contraddizioni esistenti fra crescita e sostenibilità, fra economia ed etica, nella ricerca di un equilibrio di sistemi che non si basi soltanto su scelte di mercato e su uno “sviluppo” incontrollato e iniquo.
Infine, alla crisi rispondiamo in tanti modi diversi: c’è chi soccombe, chi si inventa un lavoro, chi tenta una strada ancora più indistinta. Ed è proprio in questa strada indistinta, fatta anche di scelte estreme, siano esse imprenditoriali, spirituali, etiche, artistiche… in questa strada indistinta si nasconde forse una risposta possibile, che è già stata immaginata sia da certe correnti ecofemministe (economia del dono, ad esempio) sia dai moderni studi matriarcali. Stiamo parlando di un potenziale enorme in termini di riflessione filosofica, di analisi antropologica e, ciò che è più rilevante dal punto di vista economico, di effetti pratici, a partire dal pensiero delle donne fino ad arrivare ad azioni intraprese giorno per giorno per reinventarsi e sopravvivere. Stiamo parlando di Pil (Prodotto Interno Lordo), ma anche di Bil (Benessere Interno Lordo). Da qui possiamo ripartire, dalla consapevolezza che ci dovremmo rivolgere “all’intero, alla profonda alternativa che brilla per tutta la storia del matriarcato (il cosiddetto “ordine materno”) e anche alle sue permanenze, che continuano a esistere in mezzo al patriarcato. A tutt’oggi, non si riconosce il risultato delle recenti indagini che attestano che le società matriarcali del mondo - a differenza della modernità capitalista e di tutte le società patriarcali - non hanno mai conosciuto stato, dominio, classi, guerra, conflitti di genere o catastrofi ecologiche”***. Vogliamo parlare di crisi dell’economia, ma anche fare critica dell’economia e avanzare proposte concrete.
Giovedì 7 marzo 2013, h. 10,30, presso Parlamento Europeo, Sala dei Mosaici, Via IV Novembre, 149 - Roma
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